Ho lasciato passare alcuni giorni dal passaggio dello tsunami che ha sconvolto l’estate di tutti noi tifosi bianconeri, ho cercato di elaborare il “lutto”, ho voluto esprimere il mio pensiero a freddo e non di getto, a caldo. Perché quello che è successo è stato davvero sconvolgente e chi non è juventino difficilmente lo può capire. Perdere Antonio Conte per noi è stato ben più di cambiare allenatore. Quello con Antonio è stato un grande amore (sportivo), prima come giocatore e poi, soprattutto, come allenatore. Perché è stato lui il condottiero che ha preso tra le mani una squadra allo sfascio, dopo la serie B e la dilettantesca gestione Cobolli-Blanc-Secco, e l’ha riportata a vincere. Molto più che a vincere, a dominare in Italia, stabilendo record che resteranno inarrivabili per molti e per molto tempo. Ha restituito agli juventini l’orgoglio dei propri colori e agli avversari il terrore nell’affrontarci. Eravamo i più forti e avremmo seguito il nostro leader ovunque, ogni sua parola o gesto erano un ordine. Ma come tutti i grandi amori, quando vengono traditi fanno ancora più male e questo ci ha fatto davvero tanto tanto male.
Avrei potuto anche accettare un suo addio, prima o poi sarebbe comunque dovuto accadere, anzi, io lo davo quasi per scontato alla fine di questa stagione. Ma non così, non in questo modo, non al primo giorno di ritiro. Conte era stanco, non aveva più stimoli ne energie, abbiamo sentito tante volte questa giustificazione in questi giorni, e in parte posso anche capirla. Perché Antonio è uno che vive sempre tutto al massimo, dando il 110% di se stesso. Come una candela che arde di fiamma viva, si brucia presto, ma la luce che emana è intensissima. Però doveva capirlo prima, poteva lasciarci alla fine della scorsa stagione, sarebbe stata comunque dura ma l’avrei accettato meglio. Così è stato un tradimento e questa volta Conte mi ha profondamente deluso. Lo ringrazierò per sempre per quello che ha fatto in questi 3 anni, ma non dimenticherò mai questo tradimento. Nemmeno (o forse soprattutto) se tra qualche settimana lo rivedremo sulla panchina della nazionale azzurra.
Con il suo gesto ha messo la società in una situazione difficilissima, con i tifosi comprensibilmente in rivolta, a dover cercare in fretta e furia un sostituto, quando tutti i migliori allenatori in circolazione sono ormai accasati altrove. Alla fine la scelta è caduta su Massimiliano Allegri, ex nemico giurato ai tempi dei duelli contro il suo Milan, gettando altro sale sulla ferita ancora aperta. La mia reazione, come quella della maggior parte dei tifoso è stata: “no, Allegri no!”. In effetti però le alternative (Mancini) non erano certo molto più allettanti. Dal punto di vista tecnico tutti ricordano il suo ultimo periodo al Milan, fatto di sconfitte e litigi, ma chi ha la memoria più lunga può ricordare anche i suoi inizi al Sassuolo e al Cagliari, dove ha fatto molto bene, ottenendo risultati ed anche un bel gioco. Sicuramente dal punto di vista della personalità non è nemmeno lontanamente paragonabile a Conte, e i suoi trascorsi da anti-juventino certo non lo aiutano a farsi ben volere. I tifosi volevano un allenatore dal pedigree fortemente bianconero, dimenticandosi però che dei 4 allenatori più importanti negli ultimi 40 anni (Trapattoni, Lippi, Capello e Conte), solo Conte era juventino.
Se cerco di ragionare freddamente però non posso che prevedere una stagione fallimentare, con un allenatore contestato prima ancora di vederlo all’opera, con lo spogliatoio pronto a spaccarsi alla prima sconfitta. Sembra un po' la situazione ai tempi di Ancelotti, ma evidentemente quella brutta pagina della nostra storia non ha insegnato nulla ai nostri tifosi. Leggo di persone che si “dimettono da tifoso juventino”, oppure “non seguiranno più la Juve” e altre fesserie del genere. Assurdo, dalla passione non ci si dimette mai, non si è mai stanchi, non si è mai sopportato troppo, altrimenti significa che non si amava per davvero. A volte penso che siamo davvero troppi leggendo certe cose e forse questa è l’occasione per eliminare qualche ramo secco.
Cosa può fare la società per arginare il tracollo e cercare comunque di recuperare la stagione? Beh, difficile, visto che all’epoca nemmeno dei maestri come Moggi, Giraudo e Bettega ci riuscirono. Ma ho grande fiducia nel Presidente Agnelli, in Nedved e anche in Marotta. Dovranno dare fin da subito il massimo appoggio incondizionato all’allenatore, per evitare il più possibile spaccature nello spogliatoio, dovranno difenderlo davanti ai tifosi, come sapeva fare Conte con qualche giocatore contestato (vedi il caso Giovinco). E dovranno ridare fiducia all’ambiente con un mercato entusiasmante. Difficile, se non impossibile, pensare a grandissimi colpi, viste le ridotte possibilità economiche, ma io almeno uno me lo aspetto. Prima di tutto blindare i vari Vidal e Pogba, al massimo se ne può vendere uno ma solo di fronte ad un’offerta irrinunciabile, da reinvestire poi in un colpo ad effetto. I vari Morata, Evra, Pereyra sono ottimi giocatori e ben vengano alla Juve, ma per risollevare il morale a pezzi dei tifosi bianconeri ci vuole ben altro. Lo smacco per la perdita di Iturbe, finito a Roma per una cifra folle, non aiuta. Per quanto mi riguarda però, nonostante la delusione e l’amarezza per quello che è successo, comunque vada, non smetterò mai di emozionarmi al solo vedere in campo quelle maglie bianconere.