sabato 29 maggio 2010

Per non dimenticare


Esattamente 25 anni fa, il 29 maggio 1985, si compiva una delle più assurde e insensate stragi legate al mondo del calcio, una ferita aperta e mai rimarginata per tutti noi tifosi juventini, ma soprattutto per i famigliari dei 39 Angeli dell’Heysel. Tifosi come noi, partiti per inseguire un sogno chiamato Juventus e mai più ritornati a casa.

Io non c’ero a Bruxelles in quella maledetta notte, ma ricordo perfettamente quella giornata, l’emozione, l’attesa di una partita importantissima, la gioia di poter giocare un’altra finale di Coppa Campioni dopo la tremenda delusione di Atene, la tensione, l’attesa e poi… Ricordo ancora quelle tremende immagini vomitate dal televisore, la polizia a cavallo, i disordini, il fumo e poi la partita giocata in un clima surreale. L’incredulità, lo sgomento e la rabbia che cresceva in me, verso chi ci aveva rubato la gioia di una partita di pallone, verso chi ha sporcato di sangue una coppa, poi vinta, ma che non avremmo mai potuto festeggiare. Ci hanno rubato il sogno.

La follia omicida degli hooligans del Liverpool, ma anche le gravi lacune in fatto di sicurezza, uno stadio fatiscente e le colpevoli mancanze della polizia belga, furono alla base della tragedia. Nessuno restituirà mai alle loro famiglie le persone scomparse, ma per noi è un dovere ricordarli, per non dimenticare, per evitare che la follia umana colpisca ancora, anche se, alla luce degli ultimi fatti di cronaca, sembra che la lezione non sia servita a nulla.

Rocco Acerra (29)

Loris Messore (28)
Bruno Balli (50) Gianni Mastroiaco (20)
Alfons Bos (35) Sergio Bastino Mazzino (38)
Giancarlo Bruschera (21) Luciano Rocco Papaluca (38)
Andrea Casula (11) Luigi Pidone (31)
Giovanni Casula (44) Benito Pistolato (50)
Nina Cerullo (24) Patrick Radcliffe (38)
Willy Chielens (41) Domenico Ragazzi (44)
Giuseppina Conti (17) Antonio Ragnanese (29)
Dirk Daeneckx (38) Claude Robert (?)
Dionisio Fabbro (51) Mario Ronchi (43)
Jaques François (45) Domenico Russo (28)
Eugenio Gagliano (35) Tarcisio Salvi (49)
Francesco Galli (25) Gianfranco Sarto (47)
Giancarlo Gonelli (20) Amedeo Giuseppe Spolaore (55)
Alberto Guarini (21) Mario Spanu (41)
Giovacchino Landini (50) Tarcisio Venturin (23)
Roberto Lorentini (31) Jean Michel Walla (32)
Barbara Lusci (58) Claudio Zavaroni (28)
Franco Martelli (22)  

A tutti consiglio vivamente di visitare il sito: www.saladellamemoriaheysel.it

domenica 23 maggio 2010

E ci mancava solo questa


L’annus horribilis della Juve non poteva che concludersi, così, con l’innominabile che vince la Champions League. Oltre ad aver dovuto assistere a delle sconcertanti prestazioni della nostra squadra, ora ci tocca sopportare i trionfi della più odiata tra le avversarie, che ieri, a Madrid, ha completato una tripletta storica per il calcio italiano.

Calcio italiano? Quale? Allenatore straniero, solo giocatori stranieri nell’11 iniziale e l’unico rappresentante degli italici colori è quel marco materazzi entrato al 91°, come contentino per i soliti critici che oseranno far notare a patron moratti che qualche italiano in squadra ci vorrebbe. Ma quel genio di materazzi (il minuscolo non è un errore…) ha trovato comunque il modo di mettersi in mostra, dimostrando ancora una volta tutta la sua bassezza come uomo. Poteva gustarsi il suo momento di trionfo festeggiando come hanno fatto tutti gli altri suoi compagni, ma lui invece ha voluto esibire quella maglietta (Rivolete anche questa?) in scherno a noi, tifosi bianconeri. Proprio lui che tutti ricordano piagnucolare in campo in quel 5 maggio 2002, chiedendo ai giocatori della Lazio di lasciarlo vincere. Ah ah, povero materazzi, vorrei però ricordargli che noi rivogliamo solo quanto è nostro, quello che ci appartiene, nulla di più, il resto lo riconquisteremo sul campo, come abbiamo sempre fatto.

Forse dovremmo essere contenti per questa vittoria, che permette all’Italia di mantenere 4 squadre in Champions League anche per i prossimi anni, ma io sono sincero, avrei preferito avere solo 3 squadre e non dover veder l’inter campione d’Europa. Potrebbe essere utile, in annate un po' difficili, avere una possibilità in più per accedere alla massima competizione continentale, ma l’obiettivo della Juve non è e non deve essere certo un quarto posto. Quest’anno sicuramente mi sarei accontentato anche di quello, ma l’obiettivo deve per forza essere quello di tornare vincere.

Vabbè, lasciamo gioire i tifosi nerazzuri, se lo sono meritato, loro che hanno sofferto quasi 50 anni per poter rivivere certe gioie. Molti di quelli che erano in piazza ieri sera nemmeno erano nati quando l’inter di Herrera vinceva quella che, fino a ieri, era l’ultima Coppa Campioni nerazzurra. Auguro loro di dover aspettare altrettanto prima di rivincere la prossima. La sensazione è quella di un ciclo che sta per chiudersi, con il probabile addio di Mourinho, o forse è solo una speranza. Non rimpiangeremo di sicuro il tecnico lusitano, bravo senza dubbio, ma francamente stancante con la sua arroganza e la ricerca scientifica della polemica, sempre e comunque, contro tutto e contro tutti, al limite della maleducazione.

Ora tocca a noi ricostruire una squadra che sappia tenere testa a questa inter, chiunque sieda sulla loro panchina il prossimo anno, Benitez o Capello o Mihajlovic o magari ancora Mourinho. Sicuramente loro saranno ancora forti, avranno ancora gli aiutini che non gli sono mai mancanti in questi anni, nemmeno in Champions, come ricordano bene Chelsea, Barcellona e persino il Bayern che potrebbe avere qualcosa da recriminare per un fallo di mano di Maicon, anche se i tedeschi dovrebbero più che altro recriminare su certi difensori come Van Buyten e Badstuber, gente che farebbe rimpiangere anche Cannavaro e Grosso. Dovranno pensarci Del Neri e i suoi ragazzi che avranno il difficile compito di cercare di interrompere questo dominio nerazzuro, almeno in Italia, in attesa di potere tornare a dire la nostra nell’Europa che conta.

mercoledì 19 maggio 2010

Il bicchiere mezzo pieno


La Juve cambia volto e lo fa in modo radicale. Quando si vuole ricostruire una casa barcollante lo si fa partendo dalle fondamenta e così è stato fatto anche per la casa bianconera. Le fondamenta di una squadra di calcio sono costituite dalla dirigenza, è risaputo che per vincere occorre prima di tutto avere una struttura societaria alle spalle di primordine. Via dunque i dilettanti allo sbaraglio che ci hanno accompagnato nell’era post calciopoli, innanzitutto Secco e Castagnini il raccomandato, ma è prevedibile che nei prossimi mesi li seguiranno anche l’ex plenipotenziario Blanc e il direttore marketing Fassone. Pure il povero Bettega probabilmente sarà vittima dell’epurazione, anche se forse non meritava questa fine, quando però ti lasci coinvolgere in queste situazioni poco chiare, anche se lo fai per il troppo amore verso la tua squadra, sai il rischio che corri.

Al loro posto arriva Andrea Agnelli, nuovo Presidente esecutivo, un segnale indubbiamente fortissimo, che testimonia la volontà della famiglia Agnelli di impegnarsi in prima persona nella Juventus, mettendoci la faccia e, speriamo, anche i soldi. E’ un decisionista il figlio del Dottore, appena arrivato ha subito fatto piazza pulita, costruendo un nuovo staff dirigenziale dall’indubbia esperienza calcistica. Beppe Marotta, nuovo Direttore Generale, e Fabio Paratici, nuovo capo degli osservatori, sono entrambi protagonisti del “miracolo” Sampdoria, che ha portato la squadra blucerchiata ai preliminari di Champions League del prossimo anno, ahinoi a scapito nostro. Ma Agnelli ha fatto di più, ha fatto carta straccia dei pre-contratti firmati da Blanc con il tecnico del Liverpool Benitez, dato ormai da tutti come prossimo allenatore della Juve, ma che evidentemente non convinceva la nuova dirigenza, per vari motivi. Forse ha tergiversato troppo, forse non si è dimostrato molto convinto ne entusiasta del progetto juventino, forse era uno spreco inutile spendere tanti soldi per un allenatore, quando hai una squadra da rifare per metà.

Cambio di rotta allora, per completare la nuova creatura, la Juvedoria, mancava giusto l’allenatore che ha portato i genovesi al quarto posto, quel Del Neri (o Delneri che dir si voglia) che sfiorò già la panchina della Juve nel 2004, allorché il padre di Andrea, Umberto, impose Capello a Moggi, che aveva invece già scelto il tecnico friulano. Queste sono occasioni che difficilmente ricapitano nella vita, a Gigi da Aquilea invece il destino ha deciso di  concedere un’altra chance, che lui non ha lasciato sfuggire, dimostrando quell’entusiasmo che il trippone spagnolo non aveva. Certo, è facile essere entusiasti di arrivare alla Juve se sei alla Sampdoria, meno se sei già seduto sulla panchina del Liverpool, ma bisogna pur dire che Del Neri non ha esitato un attimo a lasciare la Champions League che aveva appena raggiunto, per cercare di riconquistarla (con ben altre ambizioni) in bianconero.

Benvenuto dunque ai nuovi arrivati, anche se la maggioranza del tifo bianconero non sarà certo entusiasta, giusto per usare un eufemismo. Soprattutto Del Neri non convince molto, non è più giovanissimo, non ha vinto nulla nella sua carriera e tutte le volte che ha avuto la possibilità di allenare una grande squadra (Porto o Roma) ha fallito. I pessimisti, coloro per cui il bicchiere è sempre mezzo vuoto, vedono l’ennesimo segnale di un ridimensionamento della Juve, ridotta a squadretta di mezza classifica e ripensano con crescente nostalgia ai gloriosi tempi della Triade. Anche Andrea Agnelli allora è visto come uno specchietto per le allodole, buono solo  per illudere i tifosi che lo invocavano da tempo…

Io no. Io invece ci credo, sarò un illuso, sarò un inguaribile ottimista, ma io credo in questa svolta. Penso che Agnelli sia la persona giusta al comando, penso che Marotta e Paratici siano bravi e competenti, penso anche che Del Neri (che ammetto non mi ha mai entusiasmato) possa fare bene se appoggiato da una società che lo supporti nei momenti più complicati e se, ovviamente, avrà a disposizione una rosa di qualità e soprattutto motivata a seguirlo nel suo credo calcistico. Ad onor del vero io non faccio molto testo, visto che ero ottimista anche quando arrivò Ranieri, Ferrara e pensavo perfino che Zaccheroni potesse portarci almeno al 4° posto. Ma per me il bicchiere è mezzo pieno, il mio sostegno non mancherà mai alla Juve e speriamo questa volta di non dovermi ricredere. Buon lavoro a tutti, perché questo non è che l’inizio.

Benvenuti nel nuovo Editoriale Bianconero

E’ finalmente finita questa stagione disgraziata, una delle peggiori di tutta la storia bianconera, e per la Juve è ora di voltare pagina. Simbolicamente volta pagina anche l’Editoriale Bianconero, che vuole lasciarsi alle spalle il passato e cambiare tutto. Cambia indirizzo, cambia veste grafica, cambia modalità, diventando a tutti gli effetti un blog.

Il nuovo Editoriale non sarà più strettamente legato alle partite della Juve, troverete aggiornamenti, anche estemporanei, ogni qual volta ci sarà qualcosa da commentare sulla nostra amata Signora. Potrete scrivere e lasciare commenti, rispondere ai sondaggi e leggere le ultime news sulla Juve.

Vuol essere un punto di ritrovo assolutamente fazioso, per tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggermi in questi anni e per tutti quelli che si aggiungeranno in futuro. Sperando però di poter tornare presto a commentare vittorie e trionfi, emozioni alle quali eravamo abituati e che da troppo tempo ci mancano.

Comunque vada, ora e sempre FORZA JUVENTUS!