domenica 27 giugno 2010

Grazie lo stesso Marcello


L’avventura sudafricana della Nazionale italiana è finita precocemente, eliminati senza onore ne gloria al primo turno, nonostante fossimo capitati in uno dei gironi più facili, almeno sulla carta. Una figuraccia storica, se è vero che bisogna ricorrere agli annali del calcio per trovare un’Italia che esca dai Mondiali all’ultimo posto, senza nemmeno una vittoria. Tutto questo mi ricorda purtroppo l’ultima stagione della Juve, anch’essa subito catalogata come una delle peggiori della storia bianconera.

In effetti i parallelismi tra Juve e Italia sono molti, ad incominciare dal gioco. Nelle tre partite giocate dagli azzurri in Sudafrica mi è sembrato di rivivere un incubo, mi sembrava di vedere giocare ancora la Juve degli ultimi mesi. Sterile possesso di palla, mancanza di fantasia, grandi difficoltà a creare occasioni da gol e, alla prima occasione, veniamo castigati da pacchiani errori difensivi. Ma d’altronde questa nazionale è stata costruita attorno ad un importante blocco juventino, un blocco però che ha fallito completamente tutta la stagione e che solo un miracolo poteva trasformare in vincente.

Il miracolo che tutti aspettavano si chiama Marcello Lippi, colui che è stato capace quattro anni fa di portare un’Italia allo sbando fino al titolo di Campione del Mondo. Ma Lippi non è un mago, è un uomo che, come tutti, ha dei limiti e commette degli errori. Uno dei suoi limiti maggiori, secondo me, è la capacità di scegliere i giocatori. Alla Juve, con una dirigenza forte e competente alle spalle, ha fatto grandissime cose, sfruttando la sua innata capacità di motivare i giocatori ed ottenere da loro il massimo. Ed anche a Germania 2006 sfruttò il vituperato blocco juventino per cementare un gruppo che poi si rivelò vincente.

Ma nella sua carriera si trovano anche pagine molto meno gloriose, come gli anni all’Inter, quando ha avuto carta bianca per scegliere i giocatori ed ha fallito. Come del resto è evidente la sua mano nella Juve di questa stagione, dal fido Ferrara sulla panchina, ai discussi ritorni di Cannavaro e Grosso. Com’è andata a finire lo sappiamo bene. Lippi non ha capito gli errori commessi e si è ripresentato in Sudafrica basandosi ancora sui suoi fedelissimi, i quali però non si sono dimostrati all’altezza, o perché fuori condizione, o perché probabilmente, in qualche caso, si tratta di giocatori alla frutta. Anche qui sappiamo com’è finita.

E allora tutti contro Lippi, è iniziata questa odiosa consuetudine tutta italiana di scendere o salire dal carro, a seconda che si perda o che si vinca. Insulti e critiche oltre ogni ragionevole limite contro l’allenatore ed i giocatori. Ma io non ci sto. Lippi ha sbagliato, è vero, io stesso sono stato felicissimo quando la società Juve ha deciso di prendere una strada tutta nuova invece che affidarsi al grande ex per ricostruire la squadra, ma non dimentico. Non dimentico da italiano la vittoria di Berlino, ma soprattutto non dimentico da juventino i tanti trionfi che abbiamo avuto con Marcello sulla nostra panchina. Per me Lippi sarà sempre una delle stelle più brillanti nel cielo bianconero e, come giustamente ha ribadito Fabio Cannavaro, sono orgoglioso che abbia allenato la Juve.

domenica 20 giugno 2010

Lavori in corso


Che quello di quest’anno fosse un mercato particolarmente difficile per la Juve, lo si sapeva già. Una stagione disastrosa alle spalle, una squadra completamente da ricostruire e la grave mancanza della Champions League a rendere tutto ancora più difficile. Per gli introiti che non ci saranno e per l’appeal che la massima competizione continentale ha verso i giocatori, soprattutto quelli di primissimo piano, contesi dai maggiori club europei.

Proprio per questo è stato chiamato in cabina di regia quello che viene, giustamente o no, considerato uno dei maggiori esperti di mercato italiano, quel Giuseppe Marotta che lo stesso Presidente Andrea Agnelli ha definito, nella recente lettera aperta ai tifosi, come il miglior acquisto della Juve. Di certo non si è reso popolarissimo con i primi colpi, ufficiali ed ufficiosi, cioè Pepe, Storari e Martinez. Non sono questi i nomi che infiammano una tifoseria affamata di vittorie come quella juventina, ma le squadre si fanno con i giocatori, non con i nomi. Lo scorso anno, di questi tempi, ci sentivamo già mezzo scudetto in saccoccia, dopo i costosi acquisti dei brasiliani Diego e Felipe Melo, ma anche gli arrivi dei nazionali italiani Cannavaro e Grosso, eppure sappiamo tutti com’è finita.

Di sicuro quello che si nota è che acquisti e trattative vengono fatte secondo una precisa logica di squadra, il 4-4-2 tanto caro al nuovo mister Del Neri, non semplicemente guardando le statistiche di Football Manager o i video di You Tube (ho qualche sospetto che Secco e Castagnini attingessero da lì le loro informazioni…). E poi non si cede ai ricatti di presidenti, agenti e intermediari di turno, come dimostra il caso Krasic: adesso non siamo più disposti a farci prendere per il naso da nessuno! Marotta sta dimostrando di avere gli attributi corazzati, di non farsi condizionare dalle pressioni della piazza, di saper proseguire secondo un “progetto” ben definito. Ma solo a scrivere la parola “progetto” mi vengono i brividi…

Anche per Moggi i colpi migliori furono gli Zidane, Paolo Sousa, Trezeguet, Camoranesi, Zambrotta, Ibrahimovic, tutta gente non ancora affermata o addirittura semi-sconosciuta al grande pubblico, che con noi è diventata grande. Chissà mai che tra i Pepe e i Martinez si nascondano novelli Camoranesi, e che tra qualche mese saranno i nostri nuovi idoli. Ma il fatto è che il tifoso medio juventino è provato da quattro anni in cui ha subito nefandezze di ogni tipo, purtroppo anche da parte della nostra dirigenza e proprietà. Abbiamo visto la Juve gettata nel fango ed insultata, mentre coloro che ci hanno scippato vincevano tutto, e la rabbia che abbiamo dentro è tanta. Per questo motivo molti sono diffidenti e lo saranno finché i fatti non dimostreranno che si torna a fare sul serio, si torna a vincere, l’unico obiettivo possibile quando indossi la maglia della Juve.