Le cose che stanno succedendo in questi giorni in Italia sono davvero incredibili. A volte verrebbe da pensare che è tutto uno scherzo, a volte viene voglia di mandare tutti al diavolo e lasciar perdere. Ma l’amore per il calcio e per la Juve è troppo forte per poterlo mettere da parte, anche quando la nausea e lo schifo che provo per il mondo che li circonda è tanto. Ancora una volta l’attacco alla Juve è stato lanciato, pesantissimo, come nessuno forse si aspettava. La Juve è 10 anni avanti a tutte le squadre italiane, dal punto di vista economico, manageriale e sportivo. Siamo gli unici con uno stadio di proprietà, mentre gli altri stanno ancora a litigare su chi lo debba pagare, siamo gli unici che si permettono ancora di investire, mentre gli altri svendono in fretta e furia i pezzi pregiati. E siamo tornati a vincere. Sarebbe un esempio da seguire, si lo sarebbe, in un paese normale, ma in questa piccola piccola italia dei campanili, meschina ed invidiosa, la Juve è un terribile incubo da fermare, subito e con qualsiasi mezzo.
Ancora una volta il mezzo più semplice è utilizzare le procure, un modus operandi già adottato in altri ambiti in questo povero paese, tanto più che le assurde leggi della giustizia sportiva non rispondo a nessun diritto civile. Palazzi e soci sono liberi di fare il bello e il cattivo tempo, di condannare chi vogliono senza bisogno di prove ne controprove, assecondando il potente di turno. Inutili le testimonianze raccolte dai legali di Conte, Bonucci e Pepe, per loro non sono attendibili, quelle buone sono solo quelle di chi accetta di accusare altri. Non voglio entrare nel merito delle accuse perché ormai abbiamo capito che non ha importanza, si deve colpire la Juve, se non si può si colpiscono i suoi tesserati che per i casi della vita sono venuti a contatto con personaggi loschi. Nel mio ultimo post cercavo di giustificare il previsto patteggiamento di Conte, turandomi il naso solo per limitare i danni. Sbagliavo, e ha sbagliato la Juve nel cercare di scendere a patti con questi individui, rimediando solo una pernacchia.
Patteggiamento raggiunto con il procuratore e poi respinto dalla commissione disciplinare, una cosa che non si era mai vista, ma forse è stato meglio così. Non per Conte, ne per Bonucci o Pepe, che subiranno sicuramente pesantissime squalifiche, ma per il calcio italiano sì. Ora infatti l’opinione pubblica si è svegliata e non solo quella juventina, chiunque sia dotato di onestà intellettuale non può non ammettere le porcherie che stanno avendo luogo a Roma. Sui social network i tam tam virtuali rilanciano rabbia e indignazione dall’Italia e dal resto del mondo, Andrea Agnelli deve farsi portavoce di questo movimento e andare fino in fondo. Questa volta non ci dobbiamo fermare di fronte a nulla, giocheremo tutto l’anno senza allenatore in panchina, il povero Leo Bonucci vedrà probabilmente compromessa una promettente carriera, ma l’obbiettivo deve essere fermare una volta per tutte la FIGC. Questo organismo vecchio e inutile è una palla al piede per tutto il calcio italiano, bisogna andare fino in fondo ed abbatterlo, ricorrendo ad ogni mezzo lecito, di tribunale in tribunale, denunciando e chiedendo i danni per le assurde azioni perpetrate in questi anni, finche non si farà saltare il banco, costi quel che costi. Solo allora il sacrificio di Antonio, Leonardo e Simone, sarà valso qualcosa.
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