domenica 25 maggio 2014

102 e Conte

102 punti, teste di c… Si potrebbe dire, parafrasando la famosa esclamazione televisiva di Giampiero Mughini, nel pieno di calciopoli. Normalmente non mi interessano più di tanto i record, punti, reti, vittorie. No, a me interessa solo vincere, ma l’obbiettivo raggiunto dai ragazzi di Mister Conte quest’anno è qualcosa di veramente straordinario. Difficile immaginare di poter superare la soglia dei 100 punti, 102 è qualcosa di addirittura storico, se davvero costituisce il record europeo, quanto meno nei maggiori campionati. Alla base di un risultato tanto eccezionale non possono che esserci diversi fattori, tante eccellenze che hanno dato il loro apporto al trionfo di una grande squadra. Dalla saggia gestione della società del Presidente Agnelli, all’oculato mercato di Marotta e del suo staff, che con gli acquisti di Llorente e soprattutto Tevez, ha fatto finalmente fare quel salto di qualità anche in attacco. Ma non si può negare che il grande artefice di tutto ciò sia Antonio Conte, maniacale, determinato, quasi ossessivo, ma senza di lui non penso che avremmo mai raggiunto 102 punti, gli ultimi 6 dei quali conquistati a scudetto ormai vinto; quando tutti gli altri si rilassano, noi facciamo l’ultimo sprint. Altri forse avrebbero vinto lo stesso, lui ha stravinto, e non dimentichiamoci dov’eravamo prima che arrivasse. Chi altro sarebbe stato capace di prendere quella squadra un po' allo sfascio, reduce da 2 settimi posto consecutivi e portarla a vincere 3 scudetti in 3 anni. Chi?

Eppure non se l’è goduta, col suo sguardo sempre rivolto al futuro ha percepito oscuri presagi, forse paura di non essere all’altezza delle grandi aspettative che lui stesso ha creato con le sue vittorie. Paura di deludere, paura della sconfitta, che lui definisce “morte apparente”. Ma la sconfitta, come la vittoria, fanno entrambe parte dello sport, bisogna cercare sempre la seconda, ma mai avere paura della prima, e saperla accettare quando arriva. Conte sa benissimo come vincere, forse non sa ancora come perdere. E ha sbagliato. Quelle dichiarazioni pesanti, quasi uno sfogo esagerato, per essere rincuorato, coccolato, quelle dichiarazioni non doveva farle, non nel momento della festa, rovinandola a se stesso e un po' a noi tutti. Poteva esprimere tutti i suoi dubbi, giustificati o meno, ma doveva farlo a quattr’occhi, con la società, con Andrea. Queste sono le leggi non scritte della Juventus e della famiglia Agnelli, i panni sporchi si lavano sempre in casa. Ho paura che queste esternazioni di Conte peseranno sul suo futuro. E’ stato un po' come mettere la società spalle al muro: se non vinceremo più sarà solo colpa vostra che non mi avete ascoltato e non avete rinforzato la squadra. Essere messi con le spalle al muro non è una cosa che piace molto a chi di cognome fa Agnelli (o Elkann) e da oltre un secolo è abituato a comandare e decidere i destini dell’Italia. L’ultimo che l’aveva fatto, forse involontariamente, firmando davanti alle telecamere un contratto in bianco e costringendo la società ad accettarlo, ora è agli antipodi, a rinfrescarsi un po' le idee su come ci si deve comportare alla Juve.

L’anno prossimo Conte continuerà a sedersi sulla panchina bianconera, d’altronde aveva ancora un anno di contratto e consensualmente si è decisivo di rispettarlo. E’ stata la soluzione migliore, per entrambi. Per la Juve sicuramente, perché è difficile trovare qualcuno all’altezza di Antonio, quasi impossibile farlo ora, quando ormai la prossima stagione dovrebbe già essere programmata. Ma è stato meglio anche per Conte, perché forse passata la stanchezza di una stagione vissuta come sempre al 110%, forse rifletterà, forse capirà che la squadra che ha in mano, la sua squadra, non è poi tanto scarsa o scoppiata. E vedrà magari qualche nuovo arrivo di qualità che gli permetterà di fare bene anche in Europa. Poi, se non la vinceremo questa benedetta Champions, capirà che si può anche perdere a testa alta, lottando fino alla fine. Se evitiamo di farci buttare fuori da Copenhagen, Galatassatay o Benfica, vedrà anche che il popolo bianconero (o almeno la maggior parte di esso) è capace anche di applaudire una sconfitta, se la squadra ha dato tutto in campo.

Nei prossimi mesi ci accompagnerà, ne sono certo, il tormentone del rinnovo di Conte, ma io penso che sarà comunque il suo ultimo anno alla Juve. Anche ammesso che lui ci ripensi, credo che gli Agnelli non gli perdoneranno questo ultimo affronto. E’ una sensazione, nulla più, e vedremo se tra 12 mesi sarò stato buon profeta. Azzardo di più, indico il nome del successore di Conte, perché ritengo sia già stato scelto. Si chiama Cesare Prandelli e tra pochi giorni guiderà la nazionale italiana ai mondiali brasiliani. Forse ci hanno pensato anche quest’anno, quando Conte sembrava più fuori che dentro. Ma troppo complicato ora, con l’allenatore impegnato nella coppa del mondo e una stagione da programmare insieme. No, Prandelli continuerà ad allenare la nazionale anche dopo i mondiali, e tra un anno, quando il contratto di Conte scadrà, darà le dimissioni e approderà alla panchina bianconera. D’altronde è un ambiente che già conosce, avendolo vissuto da giocatore, come del resto conosce molti dei giocatori bianconeri, che costituiscono anche la colonna portante della sua nazionale, come spesso è accaduto. Se poi invece Conte rinnoverà e continuerà la sua avventura come allenatore della Juve, allora non sarò mai stato così contento di aver sbagliato un pronostico.

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