martedì 31 maggio 2011

Bentornato a casa, Capitano Antonio Conte

antonio-conte-e-il-nostro-capitano Diciamo la verità, non era questo il segnale che ci aspettavamo. Avremmo voluto un allenatore di esperienza e di fama internazionale, Van Gaal, Lippi, Spalletti, insomma qualcuno che ci desse delle garanzie. Soprattutto qualcuno che ci facesse capire che la proprietà è veramente intenzionata ad investire ancora nella Juventus, perché Conte avrebbe firmato anche in bianco, mentre altri magari avrebbero preteso certe rassicurazioni sulla campagna acquisti. Ma in realtà chi avrebbe potuto davvero darci delle garanzie di vittoria? Van Gaal, reduce dal fallimento a Monaco e che non ha mai allenato in Italia? Oppure Lippi, che alla Juve ha già dato il meglio di sé? O forse Spalletti che, a parte la Coppa Italia e qualche trofeo russo, non è che abbia un grandissimo palmares? Nessuno.

Allora sposo completamente la scelta di Andrea Agnelli, che ha individuato nella mancanza di “juventinità” il problema principale di questa squadra. “I nuovi non hanno capito cos’è la Juve e i vecchi l’hanno dimenticato”. Se penso allora a qualcuno in grado di spiegare, con le buone o con le cattive, cosa vuol dire indossare questa maglia, allora penso a Pavel Nedved o ad Antonio Conte. E mentre il ceco mi auguro che abbia sempre più ruoli attivi nella società, l’ex Capitano di mille battaglie è un allenatore emergente e ormai pronto al grande salto. Un modulo innovativo e spettacolare, che ben si adatta a squadre che vogliono vincere e imporre il proprio gioco, com’è successo a Bari e a Siena in Serie B, mentre ha avuto qualche difficoltà quando ha cercato di applicarlo in una squadra che lottava solo per salvarsi come l’Atalanta. L’esperienza in panchina ad alti livelli manca, ma di sicuro non fanno difetto la grinta, il carattere, la mentalità vincente, la forza di volontà, la determinazione.

Quando iniziò ad allenare disse che se non avesse raggiunto una panchina prestigiosa nel giro di pochi anni, avrebbe smesso: ce l’ha fatta. La Juve è sempre stata il suo faro, il suo obbiettivo, mancato per poco 2 anni fa, ma finalmente raggiunto ora. Amato come pochi altri dal popolo bianconero, speriamo coroni il suo e il nostro sogno di riportare la Juve ad altissimi livelli, a patto che la società lo tuteli e lo assista con un mercato all’altezza, perché nessun allenatore può fare miracoli senza i grandi giocatori. Di sicuro però non assisteremo più ad interviste irritanti con sorrisini e “pazienza” dopo assurde sconfitte.

“Io ho un pregio e un difetto: voler vincere sempre. Mi ricordo che quando ero ad Arezzo, il Direttore Sportivo Peroni mi disse: 'Tu non sai perdere'. E io gli dissi: 'Guardi Direttore, questa non è una cosa negativa, lei mi ha fatto un grande complimento'. Infatti io non so perdere e non accetto la sconfitta. Non l’accetto e non l’accetterò mai. E’ inevitabile che la sconfitta faccia parte del gioco, però quando perdo cerco di capire e di costruire qualcosa affinché ciò non avvenga più, perché quando perdo sto molto male.”

“A me piace vincere, ovvio. Non sopporto i giocatori che sorridono al termine di una partita persa. Questo è il modo per mandarmi su tutte le furie. Per ora ho ottenuto due promozioni in serie A che considero traguardi di spessore. Risultati che sono arrivati con il bel gioco. In maglia bianconera ho vinto tutto anche se ho perso qualche partita e finale che non dovevo e che mi ha fatto male. Da situazioni del genere, però, trovo nuovi stimoli per riprendermi quello che ho perduto. Si può sempre migliorare. Si deve sempre migliorare. Mai accontentarsi”.

“Sin dal primo giorno di ritiro devono capire che bisogna sempre dare il massimo. Una cosa posso assicurare: se diventerò l’allenatore della Juve al termine di ogni partita i ragazzi usciranno dal campo con la maglia sudata dopo aver dato il massimo. E se a vincere saranno gli avversari sarò il primo a complimentarmi con loro per­ché avranno battuto una grande avversaria. No, nessun proclama, contano i fatti. E’ sul campo che si deve dimostrare di essere degni della maglia che si indossa. So bene che quella della Juve è pesante ma, credetemi, ha un fascino tutto suo. E unica, straordinaria, è stata la mia vita”.

Antonio Conte

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