GALATASARAY – JUVENTUS ( 1 – 0 )
Perugia 2.0: ecco, è successo ancora, e come quel 14 maggio 2000, fa male, fa tanto male. La delusione è cocente per l’eliminazione dalla massima competizione europea, ma lo è anche la rabbia per il modo in cui è maturata. Dopo aver elogiato l’arbitro Proença per aver giustamente rinviato la partita ieri sera, sono costretto a rimangiarmi tutto. Oggi si è giocato su un campo ancora peggiore, in condizioni indegne per una partita di questo livello, alla fine hanno vinto gli interessi dell’UEFA e del business. Per usare le parole di Conte, “this is not football”, questo non è calcio. Ma evidentemente il peso politico della Juve è 0, e queste sono le conseguenze. Impossibile tessere trame di gioco, l’unico schema efficace risultava essere quello di buttare in avanti il pallone e sperare. E’ vero, il campo era uguale per entrambe le squadre, ma sono certo che su un terreno “normale” le cose sarebbero andate diversamente. Colpa forse anche dell’inesperienza di qualcuno dei nostri ragazzi, che mal si sono adattati alla situazione. Gente come Pogba, Vidal o Llorente, che con il loro fisico potevano lottare più di altri, hanno continuato a giocare nell’unico modo che conoscono. Passaggi rasoterra in orizzontale che diventavano facilmente preda degli avversari, giocate impossibili nel fango che allentava il terreno. E proprio da un pallone perso da Pogba è nato il gol che ha posto fine ai nostri sogni di gloria: pallone buttato in avanti per un immenso Didier Drogba, spizzata per Snejider che batte abilmente l’incolpevole Buffon. Sembra quasi la fotocopia del pareggio nel finale della partita di Torino. E sì, perché se oggi possiamo recriminare sul campo e sul fatto che non si dovesse giocare, la qualificazione non l’abbiamo persa a Istanbul, ma negli inopinati pareggi contro Copenaghen e lo stesso Galatasaray. Non si può sempre arrivare all’ultima giornate del girone a giocarsi una qualificazione che era alla nostra portata e doveva essere già stata messa al sicuro, in anticipo, al netto dello strapotere del Real Madrid, nettamente superiore. Ma è proprio nella constatazione della differenza che ancora ci separa dai top club europei la consolazione, seppure relativa. Passando il turno come seconda avremmo sicuramente avuto un ottavo di finale complicatissimo e, anche se le partite non si vincono ne si perdono prima di giocarle, è probabile obbiettivamente che non saremmo andati oltre. Abbiamo (ahinoi) invece l’occasione di poterci giocare una competizione, sicuramente meno prestigiosa, ma anche meno impossibile, come l’Europa League, con un obbiettivo allettante, la finale che si giocherà nel nostro Juventus Stadium il… 14 maggio 2014. La stessa data della partita maledetta di Perugia, 14 anni dopo, un caso? o forse un segno del destino che vuole sdebitarsi? vincendo magari con un gol del numero 14 Llorente? Roba da giocarselo al lotto. Mi auguro che Conte e i ragazzi non prendano sotto gamba questa competizione e diano il massimo, nonostante il fastidio di giocare il giovedì e nonostante indubbiamente goda di minor fascino e prestigio internazionale. Probabilmente questa eliminazione porterà anche meno soldi nelle casse della società, speriamo che questo non sia un’ulteriore motivo di austerity nelle prossime campagne acquisti, perché il sogno resta sempre quello: la coppa dalle grandi orecchie. Se non sarà quest’anno, ci riproveremo nel prossimo, con più esperienza e una squadra (speriamo) ancor più competitiva.
PAGELLE (3-5-2)
| BUFFON | 7 | Un solo intervento, ma eccezionale, a fermare Drogba liberato dall’ennesima leggerezza di Pogba; purtroppo nulla può su Snejider. |
| BARZAGLI | 6,5 | Uno dei pochi a non affondare nel fango di Istanbul. |
| BONUCCI | 6 | Non sbaglia quasi nulla per 85 minuti, poi si fa passare il pallone di Sneijder sotto le gambe e la frittata è fatta. |
| CHIELLINI | 5 | Per sua fortuna non ritroverà più Drogba almeno per quest’anno, con l’ivoriano non la vede mai! |
| LICHTSTEINER | 6 | Uno dei pochi che capisce come si deve giocare su un terreno del genere, palla lunga e rincorrerla, che tanto si ferma. |
| VIDAL | 5 | Non ci capisce nulla, tenta di giocare nell’unico modo che conosce, ma il campo non lo permette e lui non riesce ad adattarsi. |
| POGBA | 4,5 | Già fatica molto nel ruolo di vice Pirlo, poi la scarsa esperienza non gli permettere di capire che deve cambiare modo di giocare con questo terreno e così fioccano gli errori, tanti, uno di troppo. |
| MARCHISIO | 6 | Gioca con più umiltà dei suo compagni di reparto, ma non riesce lo stesso a combinare gran ché. |
| ASAMOAH | 6 | Ha la fortuna nel secondo tempo di giocare dalla parte più pulita del campo, ma la sfrutta pochino. |
| TEVEZ | 6,5 | Abituato nella vita come nel campo di calcio a lottare, non si arrende e cerca (purtroppo invano) di creare grattacapi a Muslera. |
| LLORENTE | 5 | Inizia con una grandissima azione con cui fallisce il gol di pochissimo, poi arriva la neve, la sospensione, il fango e Llorente affonda, nonostante abbia il fisico per poter lottare anche in condizioni estreme, a cui, evidentemente, è poco abituato. |
| QUAGLIARELLA | s.v. | Mossa della disperazione, quando ormai il danno è fatto. |
| GIOVINCO | s.v. | Con questo campo è già tanto se l’hanno ritrovato. |
| CONTE | 5 | Paga non tanto gli errori in questa partita quanto quelli commessi all’inizio del girone, e paga la mancanza di peso politico della società che non ha imposto il rinvio di una partita che non si doveva giocare. |
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