mercoledì 1 settembre 2010

Rivoluzione senza campioni

Alle ore 19:00 di martedì 31 agosto si è ufficialmente conclusa la sessione estiva del calciomercato e finalmente si può tirare le prime somme sull’operato della nuova Juve di Andrea Agnelli e Beppe Marotta. Per dare giudizi è ancora troppo presto, quelli sarà il campo a darli e la risposta definitiva l’avremo solo a maggio del prossimo anno, ma già ora ognuno di noi può valutare i numerosi arrivi e le ancor più numerose partenze.

La prima cosa da evidenziare è appunto il grande cambiamento che c’è stato, almeno in termini numerici. 14 tra cessioni, rescissioni e dismissioni varie, e 11 acquisti, la maggior parte dei quali tra i titolari, si possono tranquillamente definire un’autentica rivoluzione. Agnelli e Marotta hanno quindi deciso di voltare drasticamente pagina rispetto alla precedente gestione, rinnegandone quasi tutte le più importanti scelte (ad eccezione di Felipe Melo) e compiendo una vera e propria epurazione soprattutto dei cosiddetti senatori, più in là con l’età e soprattutto con l’ingaggio, abbassando l’età media e il monte ingaggi, ed eliminando anche qualche “mela marcia” dallo spogliatoio. Potevano scegliere di mantenere l’ossatura della squadra e magari rinforzarla con pochi acquisti di livello, invece hanno deciso di ripartire da zero o quasi. Personalmente sono d’accordo con questa scelta.

E’ altrettanto evidente però che il livello medio dei nuovi arrivati non è eccelso, si tratta di buoni giocatori ma non certo di grandi campioni. D’altronde era difficile pretendere di più, dovendo comprare tanto senza gli introiti della Champions League. Il lavoro di Marotta è stato encomiabile sotto questo aspetto, ha fatto come si usa dire le “nozze con i fichi secchi”, inventandosi fantasiose formule di pagamento per evitare un esborso che sarebbe comunque stato insostenibile per le finanze juventine. E’ sembrato però un po' in affanno alla fine, con la Juve costretta a giocare la prima di campionato già in emergenza in attacco, e dovendo accontentarsi di qualche scarto di altre squadre per poter completare la rosa, almeno a livello numerico. Mentre Inter, Roma e soprattutto Milan, possono annoverare nella loro rosa quei campioni che sanno fare la differenza, noi non li abbiamo . E’ chiaro quindi che, a meno di miracoli sportivi, non sia lecito puntare a qualcosa di più del quarto posto.

Penso infatti che la strategia della nostra dirigenza sia proprio questa, almeno per quest’anno, puntare alla zona Champions League senza farsi troppe illusioni, magari cercando di evitare la ghigliottina dei preliminari qualora una delle pretendenti al titolo incappi in una stagione problematica. Poi, con i soldi della Champions e, si spera, una base di squadra solida, pagare i riscatti dei giocatori acquistati quest’anno e tentare l’anno prossimo di inserire uno o due fuoriclasse che ci permettano di fare il definitivo salto di qualità e puntare finalmente a vincere qualche titolo. Con buona pace di noi tifosi, che abbiamo ormai esaurito la pazienza e vorremmo rivedere subito la Juve ai livelli che le competono e che erano nostri prima che il ciclone di farsopoli ci investisse. Ma questa è la differenza tra dei dirigenti e dei tifosi ed è giusto che i primi ragionino senza lasciarsi influenzare dagli umori della piazza. A patto però che non si debba più assistere allo spettacolo osceno dell’ultima stagione, quello no, non potremmo davvero più sopportarlo. L’inizio non è stato dei più confortanti, ma con una squadra tutta nuova questi problemi sono da mettere in preventivo. Toccherà ora a DelNeri assemblare i giocatori e farne una squadra, avremo la pazienza di aspettare ancora?

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